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Lug042019

La potenza del cervello nello sport

Vincentemente

Tutti sappiamo che il cervello è composto di due emisferi che gestiscono in modo incrociato i mostri muscoli, ma non è l’aspetto neurologico che vogliamo mettere a fuoco oggi; ci interessa piuttosto capire come il cervello condiziona la qualità delle nostre abilità motorie e quale ruolo importantissimo abbia l’equilibrio dei due emisferi.

 

ei primi anni di vita i bambini usano prevalentemente l’emisfero destro; è quello dell’immaginazione, della formazione delle immagini mentali, della creatività. I bambini sognano ad occhi aperti agiscono in modo molto istintivo e soprattutto si muovono in modo libero.

 

Crescendo si sviluppa maggiormente le capacità di logica oltre che il linguaggio e il ragionamento prevale sempre più sulla fantasia. Questo è il campo d’azione dell’emisfero sinistro.

 

Mi chiedono spesso cosa penso prima di entrare i area. In realtà non penso. La mia mente dipinge una scena e io semplicemente la realizzo. M.J.

 

Ora proviamo a dimenticare gli aspetti tecnici dello sport e focalizziamo l’attenzione sulla naturalezza, la rapidità d’esecuzione, la genialità dei movimenti che vediamo nel gesto atletico compiuto dai campioni durante una peak performance.

 

Che cosa succede nel cervello? Quale dei due emisferi ha creato quei movimenti così geniali da sembrare totalmente istintivi e naturali?

 

Probabilmente abbiamo indovinato tutti la risposta giusta: è la parte destra!

 

Il cervello riesce molto velocemente a formarsi un immagine e tradurla in movimento complesso e sincronizzato, viceversa il processo razionale che segue l’emisfero sinistro è molto lento ed esegue delle istruzioni di tipo sequenziale.

 

Da questa distinzione di base possiamo già comprendere come lo stesso gesto possa essere eseguito in modo quasi istintivo e preciso se generato da un’immagine mentale, oppure in modo macchinoso e il più delle volte fuori controllo, visto che nel secondo caso il movimento rischia di essere più veloce del pensiero.

 

Ma possiamo “scegliere” quale emisfero far prevalere?

 

In qualche misura sì, diventando consapevoli di che cosa ci porta ad inibire la parte destra del cervello, cioè le tensioni, le preoccupazioni, lo stress e un linguaggio molto razionale.

 

Se ci riflettiamo questi sono le gli aspetti a cui i bambini sono ancora impermeabili.

 

Per riportare i due emisferi in equilibrio dobbiamo agire su due fronti parallelamente: usare metodi di riduzione delle tensioni psico-fisiche da un lato e dall’altro modificare lo stile di comunicazione con cui ci diamo (o diamo se siamo allenatori) le istruzioni di movimento al nostro corpo.

 

Il primo aspetto è molto importante perché esiste una correlazione fisica tra lo stato di tensione muscolare, i blocchi respiratori e l’inibizione dell’emisfero destro.

 

Quando siamo preoccupati o in tensione respiriamo peggio, meno profondamente e tendiamo ad usare molto il linguaggio razionale nel dialogo interno. La prima cosa da fare è fare un reset di mente e corpo prima dell’attività sportiva. Non sempre c’è la possibilità di prendersi lo spazio ed il tempo per un rilassamento profondo tipo yoga, training autogeno o meditazione ed allora è utile costruire una routine di riscaldamento che tenga conto di questa esigenza. Si può ad esempio inserire uno stretching (ascoltando e guidando la respirazione) cercando di procedere lungo tutto il corpo in modo sequenziale a partire dal collo e scendendo via via verso il basso, con particolare attenzione alla muscolatura del tronco, specialmente quella addominale.

 

L’altro aspetto non meno importante è capire quale tipo di informazioni il corpo può gestire, visto che il cervello può usare lo stesso linguaggio che si usa per comunicare tra persone.

 

Quando ci alleniamo dobbiamo fare sempre una distinzione tra le esercitazioni analitiche o sintetiche. Ma perché è importante questa distinzione? E perché questo è correlato al linguaggio da usare?

 

Fare un’esercitazione analitica significa porre l’attenzione su un unico dettaglio sapendo che per metterlo a fuoco siamo disposti a lasciar “scappare” qualcos’altro. E’ un problema di risorse del cervello e soprattutto velocità di controllo e guida del movimento.

 

In questi casi potremo anche usare istruzioni tecniche con un linguaggio di tipo razionale, ma quando invece dobbiamo gestire un gesto complesso le istruzioni devono essere sintetiche e possibilmente orientate a dare un condizionamento visivo ed emozionale.

 

Facciamo un esempio concreto, e supponiamo di avere di fronte una persona che corre in modo molto meccanico e volessimo migliorare la sua fluidità, quante modificazioni tecniche dovremmo introdurre? Un’infinità! …e comunque molte più di quante una persona possa controllare contemporaneamente. Il paradosso è che la gestione di queste informazioni potrebbe rendere ancora più macchinoso il movimento, quindi occorre trovare una chiave diversa e per fornire al cervello lettura istantanea. Nel nostro caso si potrebbe pensare ad esempio: “immagina di correre felice come un bambino in leggera discesa”.

 

In questa immagine il cervello sintetizza facilmente una gran quantità di indicazioni che per essere spiegate a parole richiederebbero pagine e pagine.

 

Come esempio alternativo immaginiamo di voler modificare la postura di un giocatore in campo. Quante istruzioni dovremmo dare contemporaneamente? …le spalle, il tronco, il collo, quali muscoli contrarre, quali rilassare ecc. …troppe indicazioni e troppo “disturbanti” per essere compatibili con azioni complesse e veloci. Una soluzione in questo secondo caso potrebbe essere un comando del tipo “atteggiamento fiero ed energico”. Il cervello crea subito un immagine con l’emisfero destro, nitida ed immediatamente traducibile in movimento naturale.

 

E’ in questo modo che dobbiamo parlare al nostro corpo in gara, ed è così che dovrebbero imparare a parlare gli allenatori se vogliono essere efficaci nella comunicazione. A volte basta una parola per attivare un’immagine, un’emozione e sintonizzarsi nel linguaggio della genialità, della peak performance.

 

Le spiegazioni tecniche si fanno a freddo non durante la performance perché ricordiamolo sempre, il cervello non “spiega” al corpo, ma trasmette.