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Lug012019

La gestione emotiva durante la competizione.

Vincentemente

Anche da spettatori quante volte guardando una partita, di calcio, o di tennis abbiamo avuto l’impressione che esistano momenti di svolta, in cui i valori in campo si rovesciano inesorabilmente?

 

Dall’esterno sembra che “il vento sia cambiato”, che le carte in tavola siano state completamente rimescolate. Ma cosa sta succedendo nella mente degli atleti? E’ una situazione gestibile?

 

Ogni atleta mentalmente ben preparato arriva alla gara con le idee ben chiare su come svolgere i propri compiti tecnici e tattici, prima di tutto perché l’allenatore dovrebbe avergli dipinto in mente un quadro preciso e di facile lettura, ma anche l’atleta deve saper tenere l’attenzione orientata esclusivamente verso le variabili che può controllare. Certamente si deve tener conto anche delle variabili esterne, ma solo al fine di trarre ulteriori indicazioni su ciò che si può fare.

 

 

Quando l’atleta è pronto per una peak performance, ha un alto livello di vigilanza ed una perfetta percezione del contesto nel quale è immerso, ma vive quasi in una bolla che lo scherma dalle interferenze, dal rumore. Lì dentro c’è ordine, le informazioni sono nitide e seppur nel massimo dinamismo è in quella bolla dove trova tutte le istruzioni tecniche e tattiche.

 

La bolla non consente di pensare né al passato né al futuro, lì dentro arrivano ordinatamente solo le informazioni su cosa fare in ogni preciso momento. “Qui ed ora” non esistono i giudizi, né i commenti, esistono soltanto le istruzioni.

 

Nelle competizioni a volte accade che un evento, crei un segnale, uno“shock” mentale che in un attimo butta fuori chi era nella bolla o aiuti che non era riuscito a prepararsi correttamente ad entrarci.

 

Fondamentalmente dipende dalla gestione del dialogo interno (self talk).

 

L’unico modo per gestire queste situazioni nel bene e nel male è la consapevolezza dei propri pensieri e la capacità di guidarli.

 

Possono essere infiniti gli eventi che ci attirano fuori bolla per un attimo, un inciampo, un laccio che si rompe, un gesto eccezionale di un avversario che lo galvanizza. È normale farsi distrarre e può anche scappare un pensiero negativo: “ecco lo sapevo, con la pioggia sono svantaggiato”. Non è possibile impedire che certi pensieri scappino, ma è in questo momento che arriva il bivio.

 

Un atleta orientato positivamente riesce subito a ritornare “qui ed ora” dandosi subito un’istruzione positiva, come ad esempio: “ok, divento più morbido nei cambi di direzione e allineo bene tutti i segmenti corporei”. Quando la mente non è guidata e viene lasciata alla deriva, possono partire in serie pensieri fuori controllo che nulla hanno a che fare col gesto; Così mentre un atleta alle prime gocce di pioggia sta adattando la propria tecnica alle nuove condizioni, l’altro sta pensando di essere sfortunato perché “proprio oggi che era importante è arrivata la pioggia”.

 

Oltre a sottrarre energie ed entusiasmo il rumore interno causato da pensieri negativi distrae il pilota dalla guida del proprio corpo e della propria mente. Naturalmente è chiaro chi dei due avrà il sopravvento. …E magari in futuro attribuirà alla pioggia un segnale di vantaggio.

 

La soluzione è quella di stare sempre con la mente focalizzata sulla soluzione, mai sul problema. In qualche caso gli allenatori (che ricordiamolo sono anch’essi coinvolti emotivamente) invece di aiutare possono confondere, perché sottolineando un errore commesso imprimono la fotografia del gesto sbagliato nella testa dell’atleta. Se un tennista manda in rete la battuta, mai fargli vedere che era troppo avanti con le spalle, gli va indicata la perfetta verticalità.

 

Anche gli atleti a volte mimano l’errore commesso con gesti plateali, quasi a giustificarsi e mostrare di essersene resi conto, in realtà l’errore lo stanno riproducendo mentalmente.

 

Il giocatore di calcio vincente può scivolare, ma non si girerà a guardare la zolla perché il gioco è davanti a lui e c’è una palla da recuperare, qui ed ora. Chi guarda la zolla probabilmente perderà anche la prossima palla, e penserà che la giornata è storta dimenticando che le giornate non hanno un verso.

 

Anche se ci dovesse capitare di avere in riscaldamento sensazioni non eccellenti o se una competizione non cominciasse nel migliore nei modi, restiamo sempre con la mente sul compito e miglioriamo i gesti minuto dopo minuto. E’ sorprendente come le situazioni possano cambiare in modo inaspettato. Possiamo scegliere essere in balìa o guidare la gara.

 

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