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Lug012019

Come lo stretching migliora la padronanza del movimento.

Wellness & Alimentazione

Una delle principali differenze tra una persona sedentaria ed un atleta ben allenato è la padronanza del proprio corpo. La grande efficienza di comunicazioni tra cervello e aree periferiche del corpo da cui garantisce miglior controllo nei comandi e potenza nel movimento.

Ma proviamo a pensare a quali sono i passaggi chiave che entrano in gioco in un semplice movimento.

 

Innanzi tutto il cervello deve avere un’informazione sulla posizione di partenza della parte del corpo che deve muovere e queste informazioni gli vengono inviate attraverso il midollo spinale grazie a dei recettori. Questi recettori, che non sono altro che terminazioni nervose, servono anche a controllare le posizioni durante il movimento.

 

E’ abbastanza intuitivo capire che durante i movimenti complessi lo scambio di informazioni è continuo e velocissimo e migliorare questo meccanismo rende i movimenti molto più veloci e precisi. Rendere questo processo ottimale significa liberare il cervello di parte dello sforzo e consentirgli di gestire movimenti sempre più complessi. In sostanza una delle capacità dei campioni è quella di gestire le informazioni interne del corpo in tempi molto inferiori alla media.

 

Ma come lo stretching può migliorare questo processo? Sembra un’attività statica, come può essere correlato a situazioni estremamente dinamiche?

 

Lo stretching se eseguito bene (non chiacchierando tra amici per intenderci) è prima di tutto un’attività di ascolto del proprio corpo: Assumiamo una posizione che induce una tensione e mantenendola per un certo numero di secondi (non meno di 30, meglio di più) e in quel lasso di tempo dovremo cercare di rilassarci il più possibile, concentrandoci su come l’alternanza di inspirazioni ed espirazioni influisce sul grado di tensione che percepiamo, “arrendendoci” sempre più a quella tensione che pian piano comincerà a diminuire.

 

Questa che sembra un’attività passiva in realtà prevede una grande attivazione dell’attenzione. L’ascolto della zona è davvero massimale ed in questa fase stiamo potenziando la linea di comunicazione tra la nostra mente con l’area corporea coinvolta. E’ la stessa linea di comunicazione attraverso cui passano i comandi di movimento e i feedback di controllo.

 

Altro aspetto importante è che quando mettiamo uno o più muscoli in allungamento si verifica una sorta di apnea nella zona, le fibre sono contratte e non lasciano passare sangue.

 

In un primo momento l’alternanza di tensione derivante dalla respirazione non si ripercuote immediatamente sui muscoli più sotto pressione che essendo in uno stato di difesa.

 

In una situazione di riposo i muscoli naturalmente aumentano la tensione durante l’inspirazione e la riducono nell’espirazione. Durante lo stretching l’attività di progressiva decontrazione è un’azione volontaria, di abbandono.

 

Muoversi rapidamente implica tante piccole comunicazioni che possono essere efficientate rendendo anche i movimenti più veloci e complessi molto più agevoli, attraverso il miglioramento della rete propriocettiva (cosi si chiama in gergo).

 

Anche qui non è difficile fare un paragone con un pilota e una macchina da corsa: Se il pilota è troppo impegnato mentalmente per trovare la posizione dei mille comandi avrà un dispendio nervoso molto alto e difficilmente potrà competere con chi conosce ogni parte della macchina come un’estensione del suo corpo. Lo stretching è quindi anche un lavoro proprioccettivo che semplifica le comunicazioni.

 

Lo stretching deve essere fatto in uno stato di grande concentrazione finalizzando all’ascolto del corpo e non certo come un tiraggio meccanico di tessuti.

 

Oltre che rendere il nostro corpo più elastico, riusciremo anche a muoverlo con la stessa padronanza con cui un pianista muove le sue mani che pensa solo alla musica e non certo a come mettere le dita sui tasti.